חיפוש

L’evoluzione del Parrochet (velo) del tempio:

dal vecchio al nuovo testamento,dal nuovo testamento alla chiesa ortodossa.

Questa per i cristiani ortodossi e’ la settimana di Pasqua. Si mangia la carne, si fanno regali, si festeggia. Ci sono meno funzioni religiose del solito ma la visita in Chiesa e’ una festa diversa. Non solo in relazione ai 40 giorni che precedono la Pasqua ma anche rispetto a tutti gli altri giorni dell’anno. Perche’?


Perche’ dal primo giorno di Pasqua, i sacerdoti ortodossi aprono le porte dell’iconostasi e avvolgono la tenda chiamata parroket cosi che le porte rimangono aperte e l’altare, che solitamente e’ nascosto e misterioso, si rivela agli occhi di tutti e diventa raggiungibile. I fedeli vivono una esperienza forte dal punto di vista spirituale: il sacro si apre verso il profano, il sacro non e’una forza distaccata, lontana e minacciosa (Il termine "minaccioso" non è un termine dispregiativo, ma secondo l'analisi dell'importante ricercatore religioso Rudolf Otto, il sacro contiene sempre due poli: attrazione e il rifiuto, fascino e la paura).

Anche quest’anno, nonostante le chiese siano chiuse per via del virus, i fedeli sanno che la strada verso il sacro e’ aperta. Durante questa settimana non c’e’ separazione tra il peccatore e il giusto. Come mai? La spiegazione nel prossimo articolo



Introduzione al Parrochet

Il Parrochet nelle chiese ortodosse ha origine dalla bibbia. Per questo motivo e’ necessario conoscere il concetto cosi come presentato nel vecchio testamento: nel libro dell’Esodo, il Parrochet e’ descritto come una tenda ricamata con fili e materiali colorati e pregiati.


un velo di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto, con dei cherubini artisticamente lavorati”

(Esodo 26,31)


Come si traduce la parola Parrochet?

Semplicemente Tenda o velo. La parola velo deriva dal latino Velum e per coloro appassionati di etimologia troviamo un’altra parola greca Yachinto che indica il colore violaceo.




Filati azzurro e cremisi. Il video mostra come avviene oggi la tessitura del Parrochet.


Non sorprende trovare testimonianze oltre al nuovo testamento che diano a Maria la priorita’ nella lavorazione del Parrochet cosi come nell’iconografia bizantina sembra spesso tenere in mano il filo rosso della tessitura.




Importanza della posizione del Parrochet nel Tempio ebraico

Per me e’ piu’ importante parlare della posizione strategica del Parrochet: esso separa il Santo dei Santi, il Sancta Sanctorum. Questo significa che solo il Sommo Sacerdote vi ha accesso. “Metterai il velo sotto i fermagli; e quivi, al di là del velo, introdurrai l’arca della testimonianza; quel velo sarà per voi la separazione del luogo santo dal santissimo” (Esodo:26,33)



Non serve essere esperti della lingua latina per intendere:

et sanctuarium et sanctuarii sanctuaria dividentur


Il Parrochet indica separazione,ce lo dice la parola stessa: si tratta della separazione tra il Re dei Re, Dio e il popolo.




Effettivamente solo il Sommo Sacerdote era autorizzato ad oltrepassare il Parrochet. Li’, di fronte all’Arca dell’Alleanza, avrebbe deposto una pala con l’incenso sui carboni e avrebbe aspettato finche’ la stanza si fosse riempita di fumo (Rambam, Avodat Yom HaKippurim 4,1)


Il fumo dall’incensiera durante lo Yom Kippur nel Santo dei Santi



La tradizione biblica prosegue durante il secondo tempio descrivendo l’ingresso oltre il parrochet come avvicinamento intimo al sacro finche non divenne un luogo sacro noto per le rivelazioni divine: “Il Signore disse a Mosè:

«Parla ad Aronne, tuo fratello, e digli di non entrare in qualunque tempo nel santuario, oltre il velo, davanti al coperchio che è sull'arca; altrimenti potrebbe morire, quando io apparirò nella nuvola sul coperchio. “(Levitico 16,2)


In questo contesto si puo’ capire la storia dell’incontro del sacerdote Zaccaria, padre di Giovanni Battista, con l’angelo che gli rivela la gravidanza della moglie:


“Mentre Zaccaria esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell'ordine del suo turno,  secondo la consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per offrirvi il profumo;  ... E gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell'altare dei profumi.” (Luca 1,8-11)


Al di la del Parrochet, dunque, c’e’il divino. Sarebbe possibile che il sommo sacerdote apra il parrochet per metterci in diretto contatto col divino senza mediatore?



Citazione sul Parrochet nel nuovo testamento


A. Citazioni dalla Epistola agli ebrei


Nel Nuovo Testamento il Parrochet del tempio viene ricordato 6 volte. Nella Epistola agli ebrei ci sono tre citazioni in merito e dal testo intendiamo che Gesu’attraversa simbolicamente il Parrochet:


“Dietro il secondo velo c’era il tabernacolo, detto “il luogo santissimo”,...ma Cristo essendo venuto come sommo sacerdote dei beni futuri,attraverso un tabernacolo piu’ grande e piu’ perfetto non fatto da mano d’uomo, cioe’ non di questa creazione.”

(Epistola agli ebrei 9, 3-11)


Le frasi non sono di facile interpretazione ma il testo attribuisce a Gesu’ il ruolo del Sommo Sacerdote che entra una volta e per sempre nel santuario. Testo teologico, non meno confuso e’ il seguente che leggiamo dalla stessa epistola:


“avendo dunque fratelli liberta’ di entrare nel santuario,...che e’ la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioe’ la sua carne”

(Epistola agli ebrei 10, 20)


Cosa ci dicono queste parole? Che Gesu’ e’ il sommo sacerdote che ci permette di entrare nel santuario e inoltre apre per noi il Parrochet. Ma il velo che lui apre non e’ altro che la sua carne.


Siete confusi? Anche noi!

Come possiamo comprendere l’affermazione che la carne di Cristo e’ il parrochet che viene aperto per darci la possibilita di entrare nel santuario?

Per capire meglio leggeremo la descrizione fatta dagli evangelisti circa la crocifissione di Gesu’ per intendere il messaggio che hanno voluto lasciarci.



B. Citazioni sul Parrochet dai Vangeli Sinottici

In tutti i vangeli sinottici (Marco,Matteo e Luca) si ricorda il Parrochet per ragioni tragiche. Cominciamo con Marco (15, 37-38)


”Ma Gesu’ emesso un forte grido,rese lo spirito.

Allora,il velo del tempio si squarcio’ in due, dall’alto in basso”.


La morte di Gesu’ ha sconvolto l’ordine del tempio, ha abolito la distinzione tra sacro e profano. L’ordine teologico e’stravolto. La domanda, ora che non c’e’ piu’ distinzione, e’ chi prendera’ il sopravvento: il sacro sul profano? Il male sul bene? La morte sull’eternita’?


Leggiamo dal vangelo di Matteo per capire che il dramma e’ sia teologico sia cosmico:


“E Gesu’ avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito.Ed ecco,il velo del tempio si squarcio’ in due,da cime a fondo:la terra tremo’ e le rocce si spaccarono”

(Matteo 27,50-51)




Nel vangelo di Matteo oltre al dramma teologico della rottura del velo, troviamo anche il dramma cosmico del terremoto e subito dopo la resurrezione dei morti. Quale e’ il messaggio? Viene annullata la difefrenza tra I vivi e I morti:

La resurrezione e’ la testimonianza che anticipa che la vita trionfera’ sulla morte, il bene sul male e il sacro sul profano.


Nei vangeli sinottici lo strappo del velo veicola un messaggio molto forte: “E” un vecchio mondo da confortare”!...


Se non siete ancora convinti che ci sia una relazione tra il sacrificio di Gesu’ e la rottura del velo, conviene leggere quante volte viene ricordato il parrochet nel contesto del sangue versato per il sacrificio:


“Il sacerdote intingera’ il suo dito nel sangue e spruzzera’ un po’di quel sangue sette volte davanti all’Eterno, di fronte al velo del santuario”

(Levitico 4,6)


“Poi scannera’ il capro del sacrificio per il peccato,che e’ per il popolo, e ne portera’il sangue al di la’ del velo”

(Levitico 16,15)


Sangue sul parrochet


L’analogia e’:

se in passato nel tempio, il sangue del sacrifico sul parrochet era necessario per ottenere la vita e la grazia per gli esseri umani, adesso il sangue e la carne di Cristo rappresentano il parrochet, quel velo strappato che consente la vita e la grazia agli esseri umani.



Quale e’ la relazione tra il vecchio e il nuovo testamento e l’usanza ortodossa di aprire il Parrochet a Pasqua?

Nelle chiese ortodosse in tutto il mondo troviamo l’iconostasi, un pannello con delle icone con tre aperture (o piu’) attraverso le quali e’ possibile raggiungere l’altare. Attraverso l’ingresso principale, chiamato anche “la porta reale” puo’ entrare solo il sacerdote e solo durante la liturgia che consacra il pane e il vino. Dopo la consacrazione il sacerdote esce dall’iconostasi e offre il sacrificio alla comunita’. In questo senso la liturgia cristiana e’ simile a quella ebraica nel tempio. La porta reale e’ quasi sempre chiusa tranne durante la liturgia (messa). La tenda appesa sulla porta e’un sigillo e un blocco e richiama il parrochet che separa il sacro dalla comunita’.



Parrochet bianco e porta dell’iconostasi chiusa.


In greco la parola parrochet viene tradotto come Tenda, velo: καταπέτασμα.

Questa e’ la traduzione ripresa dalla Bibbia dei Settanta e sta a significare proprio il velo sulla porta reale.

Quindi l’evoluzione del Parrochet dal vecchio testamento alla chiesa e’ il seguente:


1. Nel Vecchio testamento la separazione tra il sacro e il profano, tra il sacro e il santo dei santi non puo’ essere annullata. Il velo καταπέτασμα indica la separazione che sarebbe proseguita in eterno...


2. Nel nuovo testamento troviamo la descrizione del velo strappato in relazione alla crocifissione e morte di Cristo e da qui il nuovo concetto teologico ovvero che il sacrificio di Cristo permette agli uomini di rinnovarsi ottenendo il perdono e la vita eterna. Di conseguenza la relazione tra la morte di Cristo e la rottura del velo rappresenta la eliminazione della separazione tra sacro e profano,tra essere umano limitato e Dio, perfezione ed eternita’.

3. Nella chiesa ortodossa, nella sola settimana che segue la resurrezione pasquale, la porta reale dove entra solo il sacerdote e che conduce all’altare rimane aperta cosi che ogni fedele possa vedere il santo dei santi, il luogo della sacralita’. La comunita’ puo’ vedere con i propri occhi il santuario, e’ una rara occasione di fondersi col sacro e di sentirsi parte di esso (e’ un incontro soltanto spirituale e non fisico).

4.Un’altra usanza propria della chiesa ortodossa che si svolge solo durante la settimana di Pasqua e’ mostrare l’ostia consacrata poggiandola vicino alla porta reale (solitamente l’ostia si trova sull’altare dietro l’iconostasi) cosi che i fedeli possano inginocchiarsi come se si inginocchiassero davanti al Cristo risorto.


Potete scorrere tra le foto aiutandovi con le frecce laterali


L’iconostasi aperta e senza velo che nasconda l’altare e’ un evento di massima importanza per i fedeli che inizia con la Pasqua ortodossa e termina la nona ora del sabato successivo. A quel punto viene chiusa la porta reale, tirato giu’ il velo e l’ostia viene risposta sull’altare. La chiesa tornera’ al suo aspetto consueto per un altro anno.


Pare che il Parrochet originale del tempio distrutto nel 70 d.C. si trovi oggi in Vaticano perche’ fu portato via allora insieme agli ori del tempio!


453 צפיות